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09 Dicembre 2015

Diagnosi e trattamento delle peri-implantiti. Le indicazioni nel nuovo testo di Massimo Simion


"Le peri-implantiti compromettono la durata a lungo termine delle riabilitazioni implantoprotesiche. Questo processo patologico, frequente negli ultimi 15 anni, interessa non soltanto chi inserisce gli impianti dentari, ma anche tutti coloro che ne curano il follow-up".

Le parole sono di Massimo Simion (nella foto), professore associato e responsabile del Reparto di parodontologia della Clinica odontoiatrica dell'Università di Milano, e chiariscono la ragion d'essere del testo scritto con Eleonora Idotta, specialista in Chirurgia odontostomatologica e recentemente pubblicato da Edra.

Il libro si rivolge principalmente agli odontoiatri, ma è un utile strumento di approfondimento anche per gli igienisti dentali e, come spiega Simion, "nasce dall'esigenza di condividere con i colleghi le evidenze della mia pratica clinica e le scarse evidenze scientifiche esistenti sull'argomento, e si sforza di rendere fruibile un argomento controverso". Il testo raccoglie le informazioni disponibili a oggi in merito a eziopatogenesi, prevalenza e strategie terapeutiche. Ma cosa può apprendere il clinico dalla sua lettura?

"Il problema peri-implantite - risponde Simion - è affrontato a 360 gradi e, senza avere la pretesa di essere un trattato di istologia o microbiologia o di tecnica chirurgica, il libro spiega in termini semplici e pratici quali sono le caratteristiche proprie della malattia, come riconoscerla, quali possono essere i fattori causali e infine come cercare di prevenirla o trattarla. La prevenzione rappresenta un punto fondamentale, perché prevenire la peri-implantite non significa solo avere un adeguato protocollo di terapia e supporto implantare, ma posizionare gli impianti in maniera cosciente e verosimilmente fare un inversione di marcia rispetto al tipo di superficie implantari da utilizzare; in un certo senso per prevenire la peri-implantite bisogna cambiare mentalità".

La peri-implantite è una malattia che porta alla progressiva perdita di supporto osseo peri-implantare, ma non tutti i riassorbimenti ossei peri-implantari sono peri-implantite. Il professore sottolinea la necessità di riconoscere il quadro clinico della peri-implantite: "dal punto di vista clinico la difficoltà è relativa a una diffusa paura di sondare il peri-impianto e a una altrettanto diffusa e pericolosissima idea che gli impianti una volta inseriti e osteointegrati siano perenni".

Il libro spiega quali siano le differenze tra il parodonto e il peri-impianto, ma sopratutto mostra centinaia di immagini che devono far comprendere che gli impianti non sono perenni, non sono tutti uguali, vanno inseriti bene e monitorati nel tempo. Ma quali risultati si possono ottenere con un trattamento corretto?

"Se con l'espressione "trattamento corretto" intendiamo l'inserimento di impianti in maniera consapevole e precisa attenendosi a protocolli validati da decenni, - conclude Simion - i risultati che si possono ottenere sono quelli a cui i clinici si erano abituati dal 1980 fino al duemila, cioè la virtuale assenza del problema peri-implantite. Se invece si riferisce alla terapia chirurgica della patologia già esistente attorno a impianti in funzione, mi piacerebbe poter rispondere che si ottiene la guarigione con restituito ad integrum, ma purtroppo non è così. A oggi si riesce ad arrestare o rallentare la progressione della patologia in alcuni casi e in rari casi si hanno risultati accettabili con tecniche rigenerative, mi sento di dire che mai si ha una restitutio completa".

Renato Torlaschi

Il libro può essere ordinato, con sconto,


La copertina del libro

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