02 Ottobre 2017

Moderno impiego dei laser in parodontologia

a cura della Società Italiana Laser in Odontostomatologia

Sergio Salina

A partire dalla fine degli anni Ottanta alcuni parodontologi statunitensi si proposero di impiegare i primi laser a neodimio per migliorare la decontaminazione dei difetti parodontali profondi e trattare il tessuto gengivale; da allora, la tecnologia laser ha fatto passi da gigante e oggi questi strumenti possono essere utilizzati in tutti i tipi di trattamento parodontale come strumento di prima scelta, oppure di supporto.

I diversi laser odontoiatrici offrono molteplici capacità terapeutiche legate in primis alla loro indubbia attività di decontaminazione profonda e di biostimolazione dei tessuti parodontali, promuovendone la guarigione, ma anche alla capacità di tagliare e coagulare simultaneamente, consentendo spesso la possibilità di curare i pazienti con approcci mininvasivi.

I raggi emessi dai laser a diodi e neodimio sono altamente assorbiti dall’emoglobina, dalla melanina e in genere dai pigmenti scuri, pertanto trovano indicazione elettiva non solo nelle applicazioni chirurgiche dove sia necessario ottenere un valido controllo dell’emostasi e dove sia auspicabile un taglio e coagulo simultaneo (per esempio, le gengivectomie), ma anche nella rimozione di inestetiche pigmentazioni gengivali.

Inoltre, sempre in virtù di questa caratteristica essi hanno la capacità di ridurre drasticamente la carica dei batteri parodonto-patogeni pigmentati come il Porphyromas gingivalis.

I laser a erbio ed erbio-cromo presentano lunghezze d’onda affini all’acqua e all’idrossiapatite e pertanto il loro principale impiego è sicuramente sui tessuti duri consentendo applicazioni parodontali in chirurgia ossea resettiva e anche nella rimozione del tartaro sottogengivale; inoltre, pur non avendo specifiche attività emostatiche possono essere comunque impiegati per incisioni e ablazione del tessuto molle gengivale.

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