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11 Giugno 2017

Le scelte dei giovani dentisti, dei pazienti sugli impianti, la pubblicità sanitaria ed i mi piace su Facebook


Per fare il mio mestiere, ovvero selezionare le notizie da proporvi e raccontarle, devo continuamente studiare per conoscere e capire a fondo la vostra professione. Per farlo, fondamentale è il dialogare con voi come fondamentale è poter partecipare ai vostri dibattiti, alle riunioni dei sindacati e degli altri organismi che vi rappresentano. Il fatto di non essere dentista mi permette di vedere il problema con quella laicità che a volte serve per capire veramente il problema senza essere influenzato dal coinvolgimento personale. Altro lato della medaglia, il mio non essere "emotivamente" influenzato dalla necessità di produrre un reddito curando le persone. Questa la doverosa premessa al commento alla ricerca pubblicata su Dental Cadmos sulle scelte professionali dei futuri dentisti, ovviamente, la mia visione, quella di chi guarda la professione dalla finestra. Quella pubblicata non è un'indagine oggettiva su come i futuri dentisti esercitano la professione dopo essere laureati ma sulle aspettative, su come vorrebbero esercitarla. Certo la ricerca ha sondato il sentito dei soli studenti iscritti a Pisa agli ultimi anni del corso di laurea in odontoiatria, ma perché questi studenti devono avere aspirazioni diverse dai colleghi di Torino, Bologna, Napoli, Chieti?

Agli studenti è stato chiesto come dopo la laurea vorrebbero esercitare la professione, era possibile dare più risposte rispetto ad un ventaglio di proposte già formulate. Al primo posto è emersa la volontà di esercitare come libero professionista con studio autonomo (non sappiamo se da solo, in forma associata o societaria), al secondo posto come collaboratore, al terzo all'estero ( in questo caso gli Autori evidenziano la presenza nel corso di studenti stranieri) ed al quarto quella come collaboratore in strutte pubbliche. Tutto normale quindi.

A mio modo di vedere no, visto che la scelta della libera professione è stata indicata solo da un terzo del campione e poco distaccata da quella della collaborazione, che se poi la sommiamo alla percentuale di chi vorrebbe collaborare in una struttura pubblica, la volontà di non prendersi responsabilità imprenditoriali diventa la prima scelta. Un scelta di vita professionale totalmente diversa dalla maggioranza di chi la esercita oggi. Cosa che rende ancora più forte il dato rilevato se si considera che gli studenti non dovevano dare una risposta secca ma potevano indicare più scelte.

Quindi alcuni di loro neppure hanno preso in considerazione la libera professione come scelta di vita professionale.

E leggendo questo dato la prima cosa che ho pensato è stato: perché questo? Poi subito dopo: ma chi rappresenterà questi dentisti, le battaglie sindacali di oggi serviranno anche a loro? Senza poi considerare che in questo possibile scenario molti degli studi degli attuali esercenti non troveranno un collega disposto a rilevarlo mentre saranno le strutture gestite da imprenditori o l'associazionismo ad attrarre i nuovi laureati.

Partecipando ai vostri eventi mi sembra che di questo aspetto se ne parli ancora poco, se non in forma critica pensando che sono i giovani a sbagliare. Che poi è un po' come quando in auto clicco sul mio iPod e seleziono un pezzo degli America o di Simon & Garfunkel e dai sedili posteriori mi sento dire... papà guarda che la musica è si evoluta, dai cambia. Ed anche se sono convinto che sia evoluta in peggio, per farli contenti metto, aimè, "Siamo come i tori a Pamplona". (vai alla news)


L'impianto visto dal paziente

Dopo aver analizzato le scelte dei dentisti in tema di implantologia in questa inchiesta abbiamo cercato di capire il sentito del paziente in tema di riabilitazione implantare. Una ricerca che presenta molti aspetti positivi ed alcuni negativi, tra quelli positivi soprattutto la soddisfazione di chi si è sottoposto ad un intervento implantare, quella negativa che il primo fattore di scelta tra farsi inserire un impianto oppure no è la possibilità economica. (vai alla notizia)


Pubblicità in sanità

Siamo oramai abituati a sentire dire che la Bersani ha liberalizzato la pubblicità e che tutti possono promuovere qualsiasi cosa. In realtà non è così. Non solo le norme impongono dei paletti, magari non altissimi, ma anche il codice deontologico indica precisi vincoli. Certo le eventuali pubblicità devono essere giudicare solo una volta diffuse, però le possibilità di intervenire e sanzionare messaggi non corretti ci sono anche nel caso il messaggio venga divulgato da una Catena. A ricordarci regole e sanzioni è stato Maurizio Grossi presidente della Consulta Deontologica FNOMCeO. (vai all'intervista)


Facebook

Venerdì la pagina di Facebook di Odontoiatria33 ha superato i 7 mila mi piace. Guardandoci un po' in giro tra quelle di settore ci sembra un buon risultato, è stata attivata da meno di tre anni, pubblichiamo solo post in italiano e non abbiamo attivato campagne per raccogliere "generici" mi piace pur di farci belli. Molti lettori ci scrivono raccontandoci di leggerci proprio termite Facebook perché riescono ad essere informati in tempo reale. Ogni volta che pubblichiamo una notizia la postiamo anche su Facebook. Quindi se utilizzate questo social e volete rimanere ancora più in contatto con noi andate a mettere il vostro mi piace. L'obbiettivo ora è "scalare" gli ottomila. ()

Norberto Maccagno

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