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14 Ottobre 2018

Fatturazione elettronica: scocciatura, semplificazione o dovere civico?

Norberto Maccagno

In questi giorni è diventato virale nel settore dentale il video dell’On Galeazzo Bignami -avvocato parlamentare di Forza Italia- intervenuto alla Commissione Finanze sul tema della Fatturazione Elettronica. 

Trovare il video .

In sintesi l’On. Bignami evidenza come la Fatturazione Elettronica sarebbe uno strumento positivo se agevolasse imprese, professionisti e cittadini, invece -dice l’Onorevole- crea solo problemi. L'avvocato parlamentare accusa il Governo di voler continuare quell’approccio che vuole la creazione di norme in nome della semplificazione ma che invece servono solo per agevolare l’Amministrazione pubblica e non i contribuenti, che vengono obbligati a fare il lavoro al posto dello Stato. 

Ovviamente l’intervento non può che essere condiviso. Ma la Fatturazione Elettronica può essere un corretto esempio di utilizzo "distorto" della semplificazione

A mio modo di vedere no, mentre lo si poteva fare (eccome) per l’obbligo che i dentisti hanno subito dell’invio dei dati attraverso il Sistema Tessera Sanitaria per permettere all’Amministrazione pubblica di realizzare il 730 precompilato, nonostante quei dati fossero già inviati con lo spesometro. 

La Fatturazione Elettronica, di fatto, consente all’impresa ed al professionista -chiedete ad un vostro amico che già da tempo la emette perchè lavora con la Pubblica Amministrazione- di trasferire la fattura che il programma di gestione dell’azienda realizza al sistema di interscambio dell’Agenzia delle Entrate. In cambio di questo lo Stato non chiederà più ai contribuenti di compilare lo spesometro e promette controlli meno assillanti. 

E per i cittadini quali vantaggi ci saranno?  

Direi nessuno, ma non ci saranno neppure svantaggi. Se il paziente dello studio dentistico sarà registrato al sito dell’Agenzia dell’Entrate potrà scaricare la fattura emessa dal dentista dal suo “cassetto fiscale”, altrimenti potrà richiedere al dentista la copia cartacea se gli serve per rimborsi o altro, oppure non fare nulla, tanto quanto pagato sarà inserito in automatico nel suo 730. 

Indubbiamente il problema si pone per una parte (sempre più marginale) di imprese e professionisti che emettono ancora la fattura “manualmente”, o con il computer utilizzandolo come se fosse una “macchina da scrivere” e non con un programma gestionale. Tra questi molti sono dentisti, laboratori odontotecnici ed igienisti dentali.  

Al tempo del “delirio” dell’invio dei dati per il 730 precompilato ANDI stimò che i dentisti senza un programma gestionale era il 60-70% degli esercenti e molti di questi la fattura la compilavano ancora manualmente: con carta e penna. Indubbiamente per questi l’obbligo di fatturazione elettronica comporterà la necessità di acquisto di un computer oppure di un tablet o smartphone, almeno per poter utilizzare l’app o il software messo a disposizione gratuitamente dall’Agenzia delle Entrate. Per il tempo da dedicare alla compilazione della fattura sarà invece lo stesso che serve a scriverla mano, o forse anche di meno.

Ma torniamo all’intervento dell’On. Bignami. Tra gli altri concetti condivisibili detti c’è quello sui controlli. Il parlamentare dice che lo Stato non può imporre al contribuente attività extra se lui non è in grado di controllare.

Ma al contribuente conviene avere una Amministrazione finanziaria particolarmente attiva nei controlli in azienda?

Non è meglio un sistema che eviti i controlli routinari ma venga a farti visita solo se emergono situazioni non chiare? Chi da qualche anno è in attività si ricorderà i controlli a campione su buona parte dei dentisti ed odontotecnici attivati dal Ministro Tremonti ed il clima che si era creato. 

La Fatturazione Elettronica promette anche semplificazioni in questo senso, se dai controlli incrociati effettuati informaticamente non emerge nulla di “losco”, difficilmente ti verranno a scocciare. 

Fondamentale, però, ricordare un aspetto che ha rilevato il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Antonio Maggiore nella stessa seduta della Commissione Finanze in cui è intervenuto l’on. Bignami. La Fatturazione elettronica non nasce per contrastare il “nero”, chi non emette la fattura di carta non la emette neppure se è elettronica. Serve per contrastare l’evasione Iva.

Nel 2016, secondo Il Sole 24 Ore, il mancato versamento dell’Iva sulle fatture emesse valeva 36 miliardi di euro. Il valore di una manovra finanziaria. E con la fatturazione elettronica questo controllo lo può fare il computer dell’Agenzia delle Entrate in un centesimo di secondo fornendo l’elenco di chi l’Iva l'ha fatturata ma non versata.

Ma che frega a noi dentisti che siamo esenti Iva, diranno molti di voi. Vero, ma voi dentisti siete parte di un sistema, i prodotti li acquistate con Iva, e come ha spiegato il viceministro Alessio Villarosa non è pensabile fare sistemi differiti esentando alcuni per l’emissione ma non per la ricezione.

La questione di fondo è quella toccata anche l’On. Bignami, dando però una interpretazione che non condivido. Come anche l’Onorevole ricorda, le tasse servono per consentire allo Stato di dare servizi ai cittadini ma la soluzione non è quella che indica il parlamentare: se tu Stato non sei capace di controllare perché devo farlo io al tuo posto? 

Come cittadino, imprenditore, professionista, invece, deve fregarmene perché poi senza servizi la gente, per esempio, deve pagarsi la visita dal cardiologo e rinuncia al dentista, deve pagare l’asilo e rinuncia al dentista, deve cambiare le ruote dell’auto perché una buca della strada le ha danneggiate e rinuncia al dentista. 9 pazienti su 10 non pagano il ticket sanitario anche se dovrebbero farlo, su 10 cittadini censiti come “poveri” 6 dichiarano il falso, 107,7 miliardi di euro è la stima di evasione fiscale e contributiva in Italia.

In quel mondo perfetto citato dall’On. Biganami, se tutti rispettassimo le regole, ed i cittadini che le rispettano, non saremmo qui ad elemosinare fondi all’Europa per poter andare in pensione dopo 43 anni di lavoro o per trovare i soldi per mettere la Tac in ospedale. 

Un dentista che non paga le tasse, utilizza un Aso in nero, evade i contributi ENPAM, non ha uno studio a norma vi fa concorrenza sleale prima ancora di non rispettare la legge ed andrebbe combattuto, in primis, proprio dalla categoria, dalla stragrande maggioranza dei dentisti che le regole le rispettano. 

Nell’uscita, forse infelice, del ministro Padoa-Schioppa che diceva che pagare le tesse è bellissimo, stava il succo della questione: se tutti paghiamo il giusto ci guadagniamo tutti e, magari, avremmo evitato anche la Fatturazione Elettronica.   

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