HOME - Implantologia
 
 
08 Maggio 2019

Riabilitazione di edentulie parziali a 3 elementi mancanti. Quale la migliore soluzione su impianti?

di Lara Figini


Nelle aree parzialmente edentule l’implantologia vanta ormai un successo anche a lungo termine ampiamente stabilito, ma il risultato è influenzato da fattori operatore-dipendenti che riguardano principalmente la scelta terapeutica chirurgica e l’approccio protesico più appropriati.

Tra questi fattori che condizionano la scelta protesica si annovera la decisione dell’operatore se utilizzare una travata protesica composta da corone splintate o da corone non splintate (separate tra loro).

Le corone splintate tendono a distribuire le forze occlusali più equamente sugli impianti, portando meno frequentemente all’insorgenza di complicanze protesiche e a una ridotta deformazione a livello dell’osso perimplantare.

Un altro fattore determinante è il numero di impianti richiesti per riabilitare un’area parzialmente edentula, cioè se è meglio ripristinare ogni singolo dente perso con un rispettivo impianto o sfruttare un ponte protesico su impianti.

Da non trascurare è anche il fattore costo per il paziente.

Tipologia di ricerca e modalità di analisi
In uno studio pubblicato su Clinical Oral Implantology Research di aprile 2019, gli autori hanno confrontato i tassi di sopravvivenza, il successo, le percentuali di complicanze protesiche, l’incidenza di perimplantite e i costi di tre diverse opzioni cliniche considerate nella riabilitazione di un’area edentula a 3 unità nei settori posteriori mascellari o mandibolari.

Nel presente studio retrospettivo sono stati inclusi pazienti riabilitati secondo uno dei tre metodi:

  • riabilitazione di settori posteriori a tre elementi mancanti con tre corone metallo-ceramica non splintate su tre impianti (NSC);
  • riabilitazione di settori posteriori a tre elementi mancanti con tre corone metallo-ceramica splintate tra loro (SC);
  • riabilitazione di settori posteriori a tre elementi mancanti con tre corone metallo-ceramica a ponte supportate da due impianti (ISB).

Sono stati analizzati e registrati la sopravvivenza degli impianti, il tasso di successo e tutte le complicanze biologiche e protesiche. Il costo associato a ciascuna delle opzioni di trattamento è stato, inoltre, valutato nell'analisi comparativa.

Risultati
Centoquarantacinque pazienti (40 NSC, 52 SC e 53 nella ISB) e 382 impianti a livello osseo (120 NSC, 156 SC e 106 ISB) sono stati inclusi nello studio con un follow-up di 76,2 mesi di media.

La percentuale di successo totale è risultata superiore nel gruppo ISB. I tassi di sopravvivenza degli impianti sono stati del 92,5% nel NSC, del 100% nell’ISB e dell’88,5% nel SC, con una differenza significativa rilevata tra il gruppo ISB e il gruppo SC (p = 0,01).

Il 9,9% degli impianti è andato incontro a peri-implantite (PI) (16,7% nel gruppo SC; 7,5% nel gruppo NSC; 2,8% nel gruppo ISB).

I pazienti che hanno presentato complicanze protesiche sono risultati significativamente maggiori nel gruppo NSC (32,5%) rispetto al gruppo ISB (13,2%) e al gruppo SC (15,4%).

Il costo totale per il paziente nel gruppo ISB è risultato significativamente inferiore rispetto ai due altri gruppi NSC e SC (p <0,001).

Conclusioni
Dai dati emersi da questo studio, che devono trovare conferma con altri lavori analoghi, si può concludere che la scelta terapeutica basata su un ponte a tre corone supportato da 2 impianti sembra essere la soluzione terapeutica a lungo termine più ideale, tra gli approcci investigati in questo lavoro, nella riabilitazione di un’area edentula a 3 elementi mancanti.

Implicazioni cliniche
Nell’ambito dell’implantologia, soprattutto nei casi di edentulia parziale a più elementi, spesso la scelta terapeutica è dipendente dal costo totale del tipo di riabilitazione proposta dall’odontoiatra, elemento che non può essere certo trascurato.

A costi inferiori la soluzione terapeutica basata su un ponte a tre corone supportato da 2 impianti offre il medesimo successo rispetto a quello con inserimento di 3 impianti.

Per approfondire
Ravidà A, Tattan M, Askar H, Barootchi S, Tavelli L, Wang HL. . Clin Oral Implants Res 2019 Apr;30(4):295-305.

Articoli correlati

Al giorno d’oggi i pazienti con mascella completamente edentula possono beneficiare di diversi tipi di riabilitazione protesica. Una di loro è l’overdenture supportata da...

di Lara Figini


Le aspettativa di vita tendono sempre di più a prolungarsi e la popolazione con oltre 65 anni aumenta costantemente e, con essa, il tasso di incidenza di edentulismo...

di Lara Figini


Effetti della loro applicazione abbinata al trattamento chirurgico

di Lara Figini


I protocolli diagnostici e chirurgici giocano un ruolo fondamentale nel successo della riabilitazione implantoprotesica. La loro definizione deve essere chiara e fondata su...

di Danilo Alessio Di Stefano


Sempre più interventi implantari e meno visite preventive. A lanciare “l’allarme” verso un eccessivo ricorso a questi trattamenti è il Consejo de Dentistas spagnolo che invita i cittadini a...


Altri Articoli

Durante un convengo sul contenzioso odontoiatrico, un relatore diede questo consiglio alla platea: “se vi si rompe uno strumento canalare in una radice, e non riuscite a...


Il prof. Pier Francesco Nocini (nella foto)  è stato proclamato Rettore dell’Università di Verona per sei anni accademici, a partire dall’anno accademico 2019/2020.Il prof. Nocini ha ottenuto...


L'Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri della provincia di Milano ha istituito il premio "La fucina del futuro in medicina e odontoiatria: The Medical and Dental Futureshapers Challenge".Il...


Certamente la prevenzione e repressione del fenomeno dell’abusivismo odontoiatrico è una delle attività che il NAS compie quotidianamente sul territorio italiano, attività inserita in quella...


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Corsi ECM

 
 

Libri

 
 
 
 

I più letti

 
 

Corsi, Convegni, Eventi