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15 Marzo 2018

Prestazioni gratuite, è corretto per il Fisco "vederci chiaro"

Per la Cassazione è legittimo l’accertamento ad un professionista che “regala” troppe prestazioni


La sentenza della Corte di Cassazione (ordinanza n. 6215) riguarda un avvocato ma il principio può interessare anche lo studio odontoiatrico che pratica prestazioni “molte” gratuite, che in un ipotetico caso potrebbero anche essere la sola prima vista.   La sentenza sancisce la legittimità degli accertamenti effettuati nei confronti dell’avvocato reo di aver, nell’anno fiscale preso in esame, effettuato troppe prestazioni gratuite, o come indicato nella sentenza di “aver rinunciato al compenso”.  

Secondo la Cassazione un elevato numero di prestazioni gratuite, in rapporto a quelle a pagamento, “sono elementi idonei a far ritenere inattendibile la contabilità e, conseguentemente, a consentire di procedere con l’accertamento induttivo ai sensi dell’articolo 39, comma 2, del Dpr 600/73” e questo nonostante il contribuente risulti congruo e coerente agli studi di settore.  

“Sempre più spesso, il Fisco pone l’attenzione sullo scostamento tra le prestazioni di servizio rese che risultano in anagrafe tributaria in un determinato periodo di imposta e le corrispondenti fatture emesse per tali servizi”, commenta il Sole 24 Ore dando la notizia della sentenza.   Secondo il Giudice di Appello, informa il quotidiano economico, “la rinuncia diffusa e sistematica ai compensi per l’assistenza da parte dell’avvocato in contenziosi instaurati dinanzi al Tribunale, civile e amministrativo, anche di valore elevato, consentirebbe all’Ente accertatore di ritenere inattendibile la contabilità e di procedere con la rideterminazione induttiva dei maggiori redditi professionali”. E questo nonostante i clienti interpellata abbiano confermato che la prestazione era stata resa gratuitamente.    

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